‘Desideravo le ossa’ -> su Kindle Store

Per anni sono stata convinta che bellezza fosse sinonimo di magrezza.

Questo è il racconto di come ho martoriato il mio corpo con diete su diete e comportamenti alimentari autodistruttivi.

Ma è anche il racconto di come sono riuscita a liberarmi di quel mondo che mi aveva risucchiato la vita.

Purtroppo facciamo parte di una società meschina in cui l’unica cosa che conta è il corpo, non la persona.

Con questo libro spero di diffondere l’idea che invece la bellezza non è definita da canoni statici stabiliti da non si sa chi..

la bellezza risiede nella diversità.

img_1608“Desideravo le ossa” -> su Kindle store (clicca qui)

Quando pensi a ieri e ti rendi conto che non è poi così lontano.

Studiamo date, eventi, battaglie, guerre.
Impariamo a memoria quanti morti ci sono stati.
Ci vengono spiegati conflitti, dinamiche.
Ma nessuno pensa davvero che tutto ciò ci viene raccontato sia vero.
Nessuno ci spiega quanto hanno sofferto i soldati in guerra.
Nessuno ci racconta l’angoscia delle mogli e delle madri rimaste a casa.
E noi non ci pensiamo.
Noi crediamo sia così lontano.
La grande guerra ha risparmiato i civili ma migliaia di soldati sono morti.
La seconda guerra non risparmiò nemmeno i civili, non ebbe scrupoli.
Migliaia di ragazzi andavano in guerra inconsapevoli di cosa li aspettava al fronte.
Le lettere venivano controllate per tacere la merda che ogni giorno si affrontava lì.
Nessuno doveva sapere dello scempio che era in grado di creare l’uomo.
Nessuno doveva sapere quanto fossero brutali i nemici.
Ma poi, quali nemici?
Uomini contro uomini.
Ecco cosa erano.
E si uccidevano per ciò che chiamavano “patria”.
Si uccidevano per ideali astratti, uguali e diversi allo stesso tempo.
Ma poi c’era qualcuno che salvava vite per uno dei suoi ideali astratti.
Uno che credendo in Dio non prese mai in mano nessun fucile e non uccise mai nessun uomo.
Uno che con il suo coraggio affrontò un esercito di uomini disumanizzati.
Uno che salvò 75 vite senza sparare un colpo.
Desmond Doss è ciò che si può davvero chiamare uomo.
Desmond Doss è ciò che non mi fa ancora perdere la fiducia negli uomini.
Desmond Doss è ciò che mi fa credere che ci sia ancora un po’ di umanità a questo mondo.

DESMOND DOSS
1919 – 2006

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Cara tu. Querida tú. Dear you. 

When I went through this letter I thought that it would touch me but not so much. 

This is a beautiful message for all of us so I decided to plublish it here and do it in a clear and easy way for all. 

ESP 🇪🇸 – IT 🇮🇹 – ENG 🇬🇧 

Querida chica del bañador verde,

Soy la mujer que está en la toalla de al lado. La que ha venido con un niño y una niña. 

Primero que nada, decirte que estoy pasando un rato muy agradable junto a ti y tu grupo de amigos, en este trocito de tiempo en el que nuestros espacios se rozan y vuestras risas, vuestra conversación ‘transcendental’ y la música de vuestro equipo me invaden el aire.

¿Sabes? He alucinado un poco al darme cuenta de que no sé en qué momento de mi vida he pasado de estar ahí a estar aquí: de ser la chica a ser “la señora de al lado”, de ser la que va con los amigos a ser la que va con los niños.

Pero no te escribo por nada de eso.

Te escribo porque me gustaría decirte que me he fijado en ti. Te he visto, y no he podido evitar verte.

Te he visto ser la última en quitarte la ropa.

Te he visto ponerte detrás de todo el grupo, disimuladamente, y quitarte la camiseta cuando creías que nadie te miraba. Pero yo te vi. No te miraba, pero te vi.

Te he visto sentarte en la toalla en una cuidada postura, tapando tu vientre con los brazos.

Te he visto meterte el pelo tras la oreja agachando la cabeza para alcanzarla, quizá por no mover los brazos de su estudiadísima posición casual.

Te he visto ponerte en pie para ir a bañarte y tragar saliva nerviosa por tener que esperar así, de pie, expuesta, a tu amiga, y usar una vez más tus brazos como pareo para taparte: tus estrías, tu flaccidez, tu celulitis.

Te vi agobiada por no poder taparlo todo a la vez mientras te ibas alejando del grupo tan disimuladamente como antes lo hiciste para quitarte la camiseta.

No sé si tenía algo que ver, en tu descontento contigo misma, que la amiga a quien tú esperabas se soltaba su larguísima melena sobre una espalda a la que sólo le faltaban unas alas de Victoria’s Secret. Y mientras tanto tú ahí, mirando al suelo. Buscando un escondite en ti misma, de ti misma.

Y me gustaría poder decirte tantas cosas, querida chica del bañador verde… Puede que porque yo, antes de ser la mujer que viene con los niños, he estado ahí, en tu toalla.Me gustaría poder decirte que, en realidad, he estado en tu toalla y en la de tu amiga. He sido tú y he sido ella. Y ahora no soy ninguna de las dos -o acaso soy ambas aún- así que, si pudiera dar marcha atrás, elegiría simplemente disfrutar en lugar de preocuparme -o vanagloriarme- por cosas como en cuál de las dos toallas, la suya o la tuya, prefiero estar.

Quisiera poder decirte que he visto que llevas un libro en tu bolsa, y que cualquier vientre que ahora tenga tus dieciséis años perderá, probablemente, su tersura mucho antes de que tú pierdas la cabeza.

Me gustaría poder decirte que tienes una preciosa sonrisa, y que es una pena que estés tan ocupada en ocultarte que no te quede tiempo para sonreír más.

Me gustaría poder decirte que ese cuerpo del que pareces avergonzarte es bello sólo por ser joven. ¡Qué coño! Es bello sólo por estar vivo. Por ser envoltorio y transporte de quien en realidad eres y poder acompañarte en cuanto haces.

Me encantaría decirte que ojalá te vieras con los ojos de una mujer de treinta y pico porque quizás entonces te darías cuenta de lo mucho que mereces ser querida, incluso por ti misma.

Me gustaría poder decirte que la persona que algún día te quiera de verdad no amará a la persona que eres a pesar de tu cuerpo, sino que adorará tu cuerpo: cada curva, cada hoyito, cada línea, cada lunar. Adorará el mapa, único y precioso, que dibuja tu cuerpo y, si no lo hace, si no te ama así, entonces no merece que le ames.

Me gustaría poder decirte que -créeme, créeme, créeme- eres perfecta como eres: sublime en tu imperfección.

Pero, ¿qué te voy a decir yo, si sólo soy la mujer de al lado?Aunque, ¿sabes qué? Que he venido con mi hija. Es la del bañador rosa, la que juega en el río y se está untando en arena. Hoy sólo le ha preocupado si el agua estaría muy fría.

A ti no te puedo decir nada, querida chica del bañador verde…

Pero todo, TODO, se lo voy a decir a ella.

Y todo, TODO, se lo diré a mi hijo también.

Porque así es como todos merecemos ser queridos.

Y así es como todos deberíamos querer.

– Jessica Gómez

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Cara ragazza dal costume verde,

Sono la donna sul telo accanto. Quella che è venuta con un bambino e una bambina.

Prima di tutto, vorrei dirti che è piacevole stare vicino a te e al tuo gruppo di amici, in questa piccola parentesi temporale in cui i nostri spazi si sfiorano e le vostre risate, la vostra conversazione “trascendentale” e la musica del vostro gruppo invadono la mia aria.

Sai che? Mi sono stupita un po’ rendendomi conto del fatto che non so in quale momento della mia vita io sia passata dallo stare lì allo stare qui: dall’essere la ragazza all’essere “la signora accanto”, dall’essere quella che va con gli amici all’essere quella che va con i figli.

Ma non ti sto scrivendo per questo. Ti scrivo perché mi piacerebbe dirti che mi sono soffermata su di te. Ti ho vista, e non ho potuto evitarlo.

Ti ho vista spogliarti per ultima.

Ti ho vista metterti dietro tutto il gruppo, quasi di nascosto, e toglierti la maglietta quando credevi che nessuno ti stesse guardando. Però io l’ho fatto. Non ti guardavo, ma ti ho vista.

Ti ho vista sederti sul telo in una postura sorvegliata, nascondendo la pancia con le braccia.

Ti ho vista sistemarti i capelli dietro l’orecchio inclinando la testa, forse per non spostare troppo le braccia nella loro studiatissima posizione casuale.

Ti ho vista metterti in piedi per andare a fare il bagno e ingoiare nervosamente la saliva perché stavi aspettando la tua amica così, in piedi, esposta, e usare ancora una volta le braccia come pareo per coprirti: le smagliature, la flaccidezza, la cellulite.

Ti ho vista esausta nel tentativo di nascondere tutto, mentre ti allontanavi dal gruppo furtivamente, così come prima per toglierti la maglietta.

Non so se dovevo vedere qualcosa, nella tua scontentezza di te stessa, mentre l’amica che aspettavi si scioglieva i capelli lunghissimi sopra quella schiena alla quale mancavano solo il paio di ali di Victoria’s Secret. E, nel frattempo, tu lì, fissando la sabbia. Cercando di nascondere te stessa dentro te stessa.

E mi piacerebbe poterti dire tante cose, cara ragazza dal costume verde… forse perché io, prima di essere la donna che viene con i figli, sono stata lì, sul tuo telo.

Mi piacerebbe poterti dire che, in realtà, sono stata sul tuo telo e su quello della tua amica. Sono stata te e sono stata lei. E adesso non sono nessuna delle due – o forse sono entrambe – tanto che, se potessi tornare indietro, sceglierei semplicemente di divertirmi invece di preoccuparmi (o vantarmi) per cose piccole come scegliere in quale dei due teli preferisco stare.

Vorrei poterti dire che ho intravisto un libro nella tua borsa, e che qualsiasi pancia tu abbia adesso, nei tuoi sedici anni, perderà, probabilmente, la sua levigatezza prima ancora che tu perda la testa.

Mi piacerebbe poterti dire che hai un sorriso grazioso, e che è un peccato nasconderti, perché non ti rimane il tempo di sorridere di più.

Mi piacerebbe poterti dire che quel corpo di cui ti vergogni è bello soltanto per la sua giovinezza. Cavolo! È bello solo per il solo fatto di essere vivo. Per essere l’involucro e il mezzo di trasporto della tua vera persona, e per poterti accompagnare nelle cose che fai.

Vorrei dirti che dovresti vederti con gli occhi di una donna di trenta e passa anni perché forse allora ti renderesti conto di quanto meriteresti essere amata, anche da te stessa.

Vorrei poterti dire che la persona che un giorno ti amerà davvero non amerà la persona che sei nonostante il tuo corpo, ma adorerà quest’ultimo: ogni curva, ogni buchetto, ogni linea, ogni neo. Adorerà la mappa, unica e preziosa, che il tuo corpo disegna, e se non lo farà, se non ti amerà così, allora non meriterà il tuo amore.

Mi piacerebbe poterti dire che (credimi, credimi, credimi) sei perfetta così come sei: sublime nella tua imperfezione.

Ma che ti devo dire io, se sono soltanto la donna seduta accanto?

Anche se, sai? Sono venuta con mia figlia. È quella con il costume rosa, quella che gioca sul bagnasciuga sporcandosi tutta di sabbia. Oggi si è preoccupata solamente della temperatura dell’acqua.

A te non posso dire niente, cara ragazza dal costume verde…

Ma tutto, TUTTO, lo dirò a lei.

E tutto, TUTTO, lo dirò anche a mio figlio.

Perché è così che tutti meritiamo di essere amati.

Ed è così che tutti dovremmo amare.

– Jessica Gómez

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DEAR GIRL IN THE GREEN BATHING SUIT:

I am the woman sitting on the towel beside you. The one who came with a little boy and girl.

First of all, I want to say I’m having a really nice time sitting by you and your friends, in this brief moment where our spaces touch and our laughter meets. I enjoy the “transcendental“ chat and how the music from your loudspeaker fills my air.

You know? I’m kind of amazed because I don’t know at which moment of my life I went from being there to here: from being the girl to being the “lady beside you.” From being the one who comes to the beach with her friends to the one coming with her kids.

But I am not writing you because of that. I am writing you because I would like to tell you that I noticed you. I couldn’t help seeing you.

I saw how you were the last one to take off your clothes.

I saw you go discreetly behind your friends and take off your T-shirt when you thought nobody was looking. I saw you. I wasn’t looking at you but I saw you.

I saw you sitting on your towel in a careful position, covering your tummy with your arms.

I saw you lower your head so you could put your hair behind your ear, maybe so you didn’t have to move your arms from their careful position.

I saw you stand up in order to go to the water and swallow nervously as you stood there, exposed to your friends. Once again, you used your arms as a sarong to cover your stretch marks, slack skin and cellulite.

I saw you get worried because you couldn’t cover your entire body at once, as you walked slowly away from your group of friends again.

I don’t know if your discontent had something to do with the fact that your friend was letting her long hair flow over a back which was only lacking the Victoria Secret wings. In the meantime, you were there looking down at the ground, searching for a hiding place within yourself, from yourself.

And I would like to tell you so many things, dear girl in the green bathing suit, maybe because I, before being the woman with the kids, have been there, on your towel.

I would like to tell you that actually, I have been on your towel and your friend’s towel. I have been you and I have been her. And now I am neither, or maybe I am still both. So if I could go back in time, I would choose to just enjoy instead of worry, and choose not to boast. For now, I would like to be on any towel.

I would like to tell you that I saw you carrying a book in your bag, and that your 16-year-old stomach will probably lose its smoothness before you lose your head. 

I would like to tell you that you have a beautiful smile and that it’s a pity that you are so busy trying to hide yourself that you don’t have time to smile more often.

I would like to tell you that the body you seem so ashamed of is beautiful because it’s young. What the hell! It’s beautiful because it’s alive. Because it’s the transportation of who you really are and will be with you in everything that you do.

I would like to tell you that I wish you could look at yourself with the eyes of a 30-something-year-old, because then you would realize just how worthy you are of being loved, even by yourself.

I would like to tell you that the person who really loves you one day will not love the person you are in spite of your body, but will adore your body: every curve, every dimple, every line, every mole. This person will love the map, unique and beautiful, that your body draws. And if they do not, then they do not deserve your love.

I would like to tell you that – believe me, believe me, believe me – you are perfect just as you are: sublime in your imperfection.

But what can I tell you, if I am only the woman beside you?

Although, you know what? I came with my daughter, the one in the pink swimsuit, the one playing in the sea, spreading sand all over herself. Today she was only worried about the water being too cold.

To you, dear girl in the green bathing suit, I can say nothing.

But I will tell everything, EVERYTHING to her.

And I will also tell everything, EVERYTHING to my son.

Because that is the way we all deserve to be loved.

And that is the way we all should love.

– Jessica Gómez 

Farei un viaggio a Cracovia anche solo per la mostra di Beksiński

Volevo fare una lista dei posti da visitare a Cracovia ma come al solito mi capitano sotto mano cose che meritano articoli propri, e questo è uno di quei casi. 

La Mostra di Beksiński

Io ho avuto la fortuna di avere una guida personale: la mia amica. Si può dire che è praticamente innamorata di Beksiński. Durante la visita mi raccontava la sua vita, il significato di alcuni quadri… è stata un’esperienza a dir poco indimenticabile, sia perché c’era lei a parlarmi proprio come un’esperta e in più è stata la mostra di quadri più bella che io abbia mai visto, per questo motivo è il primo posto che visiterei se andassi per la prima volta a Cracovia. 
Le ho chiesto di scrivere una biografia del pittore proprio come me l’ha descritta durante la visita, e lei con grande piacerà me l’ha mandata. 
Beksiński è un fotografo, disegnatore ma sopratutto pittore polacco nato ancora prima della seconda guerra mondiale la quale ha lasciato una visibile impronta sulla sua vita e arte. È nato nel 1929 a Sanok, una città piccola nelle vicinanze della montagna. Ha sempre amato questo posto, fino a rinunciare ad uno stipendio a New York per continuare a cercare ispirazione per i suoi quadri nella sua città. È andato a scuola durante la guerra, ha finito un liceo scientifico a Sanok ed è andato al Politecnico di Cracovia per studiare architettura. Non ha però lavorato molto nel suo mestiere. Molto presto decise di fare quel che amava. Tutto è cominciato dalla fotografia. Ma dopo un po’ ha deciso di mollare perché ha quasi sempre creato lo scenario da fotografare invece di catturare la realtà, la bellezza di quello che succede senza la sua interferenza. Qui ha cominciato a disegnare, gli schizzi pian piano diventavano disegni complessi, quasi quadri. Ha quindi deciso di provare a pitturare. E questa è stata una delle migliori decisioni. Sicuramente una cosa importante da aggiungere è il fatto che non è mai andato ad una scuola d’arte, da solo ha imparato a creare la sua di arte. All’inizio nessuno voleva comprare i suoi quadri perciò la madre e la moglie l’hanno dovuto mantenere. Ma lui non si è mai arreso, dipingeva ogni giorno. Diceva che lui i suoi quadri non li inventava, li sognava e poi li dipingeva. Dopo un po le persone hanno cominciato ad interessarsi ai suoi dipinti molto controversi per il tempo. Ha avuto delle mostre in Francia, Belgio, Germania e perfino in Giappone (nel quale fino ad oggi ci sono 70 suoi capolavori). Nonostante un grande talento e fama crescente non ha avuto una vita facile né felice. Quando si è trasferito a Varsavia negli anni ottanta tutto pian piano ha cominciato a crollare. All’inizio sono morte sua madre e sua suocera le quali vivevano con lui e la moglie. Poi l’amore della sua vita, Sofia la moglie si è ammalata ed è morta. Un anno dopo si è ucciso il suo unico figlio Tommaso. Sei anni dopo un amico di famiglia ha accoltellato il pittore stesso.

Fino ad oggi l’arte di Beksiński inspira pittori, scrittori e creatori di videogiochi in tutto il mondo. Ha lasciato più di mille sue opere, la maggior parte si trova nella sua amata città Sanok, i suoi quadri si possono trovare anche a Cracovia e Wrocław e altre città d’Europa.
Questi sono i quadri che più mi hanno colpita, e ovviamente come chi ha visto qualche mostra sa quanto rendono di più dal vivo. 


 

Questo quadri resteranno a Cracovia per 10 anni, quindi avete molto tempo ma davvero: non perdetevela!

Il costo del biglietto (se non ricordo male) è di 10 zloty ossia 2,50€, è davvero irrisorio. 

Orario di apertura: martedì-domenica 12:00/19:00


{Cracovia con una persona molto speciale}

Volevo scrivere un articolo su ciò che ho fatto a Cracovia, i posti da vedere, dove andare a mangiare, ma ho iniziato scrivendo del perché sono andata lì, con chi ero lì, e alla fine meritava un intero articolo…
Ho trascorso quasi tre giorni con una delle persone che mi conosce dalle elementari, uno di quelle che resiste nonostante la lontananza, le vite diverse, uno di quelle che mi conosce come pochi anche se sembra strano, perché non ci vediamo assiduamente da 7 anni, ma lei sa più di quanto possa sapere una persona che mi vede ogni giorno in classe, e in un qualche modo siamo legate, ma ora non parlo di quel legame di amicizia, intendo un legame ancora più astratto, che ci porta a fare scelte simili, a pensare in modo simile, nonostante non ne parliamo, nonostante la lontananza ci porterebbe a prendere strade totalmente diverse. E io la ringrazio per esserci comunque, anche se molto spesso mi dimentico di scriverle, anche se ci vediamo una volta all’anno (se ci va bene).

Ho vissuto parte della sua vita per tre giorni, l’ho portata a mangiare in quel ristorante magico che mi ha lasciato qualcosa dentro l’anno scorso, siamo andate a ballare, a pattinare, mi ha portata a vedere la mostra di quadri più bella che io abbia mai visto nella mia vita, abbiamo mangiato di tutto, abbiamo provato insieme cose che io non avevo mai sentito e che a lei ricordavano sapori del passato, siamo state ore in un centro commerciale, e ore a casa sdraiate sul divano a guardare video in internet, come delle amiche che si vedono tutti i giorni, ma anche ore in silenzio, senza però sentire di dover riempirlo di parole. Abbiamo bevuto tè tutti i giorni e vino caldo tutte le sere. È stato bellissimo e lo rifarei mille volte.

Volevo dirti che ho un’ammirazione nei tuoi confronti davvero enorme, per come affronti la vita, per le scelte che fai, per come riesci sempre ad essere così solare e sorridente, per come sei forte e indipendente fuori ma tenera dentro, e non smetterò mai di dirti che ti voglio un bene infinito. Grazie per questi giorni, è stato come se la vita non ci avesse mai separate. 

Cracovia ~ informazioni pratiche di viaggio

La Polonia mi è piaciuta un sacco quando l’ho visitata -ormai- un anno fa. Che poi io dico “la Polonia” ma io ne ho viste solamente 3 città, ma queste 3 città mi sono bastate per dire che è veramente un bel posto, non so cos’è c’è nell’aria, ma c’è un atmosfera strana, piacevole..
Ho approfittato di questo ponte a scuola per scappare e fare un weekend a Cracovia dalla mia migliore amica delle – ormai lontanissime – elementari. 

Si era trasferita in Italia da piccola con la sua famiglia, poi è tornata in Polonia nel 2009 e ora è all’università a Cracovia, mi sembra ieri che ballavamo Hoedown Throwdown di Hannah Montana davanti alle nostre classi. 
Sono partita con Wizz Air una compagnia scoperta proprio per questo viaggio. È una di quelle low-cost come Ryanair e EasyJet ma a mio parere è quella più economica. Sono riuscita a viaggiare con uno zaino A/R a 25€. C’è da dire che Cracovia non è nelle destinazioni e che quindi ho dovuto fare Bologna-Katowice in aereo e poi Katowice-Cracovia in autobus, ma non mi è pesato per niente. Il volo è stato molto comodo, specialmente il ritorno perché è l’aereo era più nuovo e quindi più largo, ma è andato tutto perfettamente, per l’autobus l’unica pecca è che costa un po’ di più in proporzione perché sono 10,50€ a tratta, ma se si calcola che in genere il totale (45€) lo si spende – se si ha fortuna – per una sola tratta di volo, ne vale la pena! Gli autobus fanno parte di compagnie apposite per questo tipi di viaggi quindi anche se non è obbligatorio vi consiglio di comprare il biglietto online sia di andata che di ritorno perché può capitare che siano pieni e che quindi non riusciate a prendere l’autobus (sono pullmini di una quindicina di posti). Inoltre nel momento del prenotazione vi chiedono con che aereo arrivate in modo da sapere se è in ritardo così ci aspettano e anche a che ora parte l’aereo di ritorno. Sono anche comodissimi perché si trovano proprio all’uscita dell’aeroporto, ognuno con la usa fermata inimicata da un numero che vi troverete sul foglio della prenotazione. Non abbiate paura per il tempo, io sono atterrata alle 18:35 e alle 19 avevo l’autobus, sono riuscita ad arrivare anche in anticipo di dieci minuti, quindi tranquilli. Per il ritorno poi con il check-in fatto online non ci sono assolutamente problemi, si potrebbe arrivare anche solamente 40 minuti prima della partenza, però io avendo l’autobus alle 11:30 ho aspettato un’oretta in aeroporto essendo arrivata alle 12:50 (10 minuti in anticipo) e avendo volo alle 14:40. Quindi non abbiate timore di essere in ritardo, in genere sono in perfetto orario, se non addirittura in anticipo. E poi una cosa moooolto positiva è che sia in aeroporto a Katowice, sia in autobus c’è il Wi-Fi, perfettamente funzionante (sì è da precisare, non so se siete mai stati in aeroporto a Bologna, io si!). 

La compagnia di autobus che ho contattato io si chiama Exspres transfer e il sito è pyrzowiceekspres.pl

Per quanto riguarda i bagagli per il volo c’è una cosa da precisare per chi magari ha sempre viaggiato con Ryanair. Con Wizz Air si ha un sono bagaglio a mano gratuito e deve rientrare in queste dimensioni: 42x32x25, praticamente le dimensioni di uno zaino. Mentre il resto è a pagamento: trolley (56x45x25) e bagaglio in stiva (149x119x171) che può arrivare a un massimo di 32 kg. La borsa da 40x30x18 invece può averla solo chi ha comprato il biglietto con imbarco prioritario. 

Con l’autobus si arriva nella stazione dei treni di Cracovia e da lì si possono prendere autobus e tram, inoltre è praticamente attaccata alla Galeria Krakowska, un centro commerciale enorme, con bar, ristornati, negozi di vestiti, di scarpe, librerie e supermercati.  
Di qualsiasi tipo di informazioni abbiate bisogno non esistete a chiedere. 

Santorini tra il bianco e l’azzurro 

10 novembre 2015

Santorini

La Grecia è Santorini.

Tutto ciò che si può vedere o sentire della Grecia è Santorini.

A chiunque si chiede cosa immagina se pensa alla Grecia la prima cosa è:

“case bianche e tetti azzurri, una vista mare spettacolare”

Già, ma questa è Santorini.

E sembra quasi di stare in paradiso.


Piccolo segreto di Santorini è questa libreria magnifica.

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L’idea della libreria fu di due 25enni, Craig Walzer e di Oliver Wise che trascorsero una vacanza da quelle parti nell’ormai lontano 2002. Avevano finito i loro libri da leggere e non riuscirono a trovare nulla che gli piacesse in inglese nelle librerie locali, dove la scelta era tra l’altro molto limitata. Contagiati dalle bellezza di Santorini decisero di aprire una libreria che ora è famosa in tutto il mondo. Gli scaffali della libreria sono colmi di libri di poesia, narrativa, biografie e tomi di filosofia. “Certe volte le persone comprano cinque libri ciascuno, altre volte vogliono fare solo una foto del posto. Siamo orgogliosi di quello che abbiamo costruito – hanno aggiunto i fondatori – siamo felici di essere un punto di riferimento per i turisti amanti della lettura”.